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2009 dal 5 al 12 Aprile

8a SETTIMANA MONDIALE della Diffusione in Rete Internet nel MONDO de

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dai GIORNALI di OGGI

Edifici a prova di terremoto, tutti gli interventi

2009-04-08

Ingegneria Impianti Industriali

Elettrici Antinvendio

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DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

 

L'ARGOMENTO DI OGGI

 

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2009-04-08

Edifici a prova di terremoto, tutti gli interventi

8 aprile 2009

Rinviato di una settimana il piano per la casa e il rilancio dell'edilizia. Dopo il tragico terremoto in Abruzzo, il Governo probabilmente deciderà di inserire all'interno del decreto legge nuove norme per garantire un adeguato standard antisismico degli edifici e degli incentivi per realizzare i lavori di consolidamento nelle zone a rischio. Ecco sintetizzati nell'infografica i possibili interventi per rendere più resistenti le strutture

 

Con 20-30mila euro edifici a prova di sisma

di Mauro Salerno

8 aprile 2009

Trasformare un vecchio edificio in muratura in un fabbricato a prova di sisma? Si può. E non servono investimenti stellari o soluzioni hi-tech. Per un fabbricato di tre piani bisogna mettere in preventivo una spesa compresa tra 10 e 30mila euro, a seconda del numero e del tipo di intervento che si intende realizzare, senza bisogno di andare a caccia di tecnologie d'avanguardia o competenze particolari. Un esempio? "In caso di terremoto la stragrande maggioranza degli edifici in muratura crolla a causa della debolezza dei collegamenti strutturali tra pareti e solai", segnala Giorgio Croci, docente di Problemi Strutturali dei Monumenti e dell'Edilizia Storica alla Sapienza di Roma e autore del progetto strutturale del Maxxi, l'avveniristico museo firmato da Zaha Hadid a Roma.

Succede che a causa delle forze orizzontali esercitate da un sisma le pareti si ribaltano e i piani cadono uno sull'altro causando il crollo. "Per prevenire i danni e consolidare la struttura - spiega Paolo Rocchi, ordinario di Consolidamento degli edifici storici - si può ricorrere alla tecnica dell'"incatenamento" o "tirantatura" dell'edificio. Si tratta di far correre pochi tiranti d'acciaio tra i muri contrapposti del fabbricato, annegandoli nel solaio esistente. Si fa tutto dall'interno: senza bisogno di ponteggi per i piani più alti". Un intervento semplice, "ma che aumenta notevolmente la collaborazione tra le varie parti strutturali di un fabbricato spiega ancora Croci , e spesso basta a scongiurarne il collasso". I costi: poche migliaia di euro, "che si riducono anche di molto commenta Maurizio Cerone, che a Roma insegna Analisi dei dissesti se si programma l'intervento in coincidenza di operazioni di ordinaria manutenzione, come il rinnovo dei pavimenti".

Agli occhi degli esperti le immagini della devastazione causata dal terremoto in Abruzzo sono bastate per rendersi conto che alcune delle abitazioni crollate erano state realizzati con la tecnica della muratura "a sacco". Un'espressione gergale per indicare una struttura pronta a sbriciolarsi come un biscotto all'impatto di un sisma, anche se di medio-bassa intensità. In pratica solo le "facciate" esterne dei muri venivano realizzate con pietre o mattoni di buona qualità, la cavità interna, invece, finiva per essere riempita con ogni sorta di materiale, anche di risulta. "Strutture di questo tipo dice Croci sopportano a malapena il proprio peso, figuriamoci un terremoto". Ma le soluzioni sul mercato non mancano, anche se possono rivelarsi più costose dell'esempio precedente. "Anche in questo caso dice Rocchi si può utilizzare la tecnica dei tiranti d'acciaio "intramuro" posti a intervalli regolari, o solo nelle parti più a rischio". Oppure, aggiunge Cerone, "si può fare ricorso agli intonaci armati", una sorta di rete capace di consolidare la struttura senza impattare sull'estetica dell'edificio.

Altri elementi di debolezza possono derivare dalla carenza di collegamenti stabili tra tetto e murature verticali o dalla mutata posizione delle finestre rispetto al progetto originale. Anche in questi casi si può intervenire con tecniche del tutto collaudate. Se la chiave di volta per limitare al minimo le conseguenze di eventi distruttivi è la prevenzione, "allora concludono in coro gli esperti bisogna cominciare a capire che la nostra casa va trattata come la nostra automobile. È necessario programmare dei "tagliandi": ma spesso una spesa ragionevole si rivela sufficiente ad aumentarne di molto il grado di sicurezza".

8 aprile 2009

 

Le norme antisismiche regionali

di Cristina Gamba

08 aprile 2009

"Dai nostri archivi"

Piano casa, nuova pausa di riflessione dopo il terremoto

Piano casa, accordo fatto. I contenuti del documento

INTERVISTA / Sacconi: "G-8 per le persone non per le banche"

Auto: l'Italia dei cento divieti per i veicoli inquinanti

E la Regione raddoppia lo "scudo"

Tra le Regioni italiane ha prevalso il "fai da te" sulla normativa antisismica. Un po' perché la cornice nazionale è stata investita da una serie di proroghe, un po' perché il governo del territorio è materia concorrente, i governatori si sono mossi in ordine sparso.

Percorrendo l'Italia a partire dal Nord-Est, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige sono particolarmente all'avanguardia in materia di normativa sui terremoti. A dare un colpo di acceleratore, sicuramente, la tragedia del 1976 che ha colpito duramente i tre territori, facendo in modo che anche l'organizzazione relativa alla protezione civile potesse rispondere in modo efficiente in caso di emergenza. Nello specifico, in Friuli-Venezia Giulia tutti i 218 Comuni sono dotati di specifici studi geologici e di strumenti per affrontare il rischio. La Regione, prima in Italia, dal 1998 al 2002, ha messo a punto la "Carta del rischio sismico" di tutto il territorio. Anche il Veneto ha già recepito la normativa nazionale in materia di costruzioni, mentre le Province del Trentino-Alto Adige hanno varato recentemente nuove norme e linee guida sulle opere antisismiche, che prevedono particolari regole per le nuove costruzioni considerate strategiche.

A Nord-Ovest, dove i pericoli sono più contenuti, si è scelto di destinare risorse consistenti direttamente agli enti locali. In Piemonte, per esempio, con un bando da 2,6 milioni si è conclusa l'operazione per la predisposizione dei piani di protezione civile in tutti i Comuni. Per quanto riguarda la Valle d'Aosta le autorizzazioni edilizie richiedono interventi come se i Comuni fossero tutti in fascia di rischio 3. Difficile, se non impossibile, costruire in zone sismiche in Lombardia. Qui tre Comuni su quattro hanno realizzato la "zonazione geologica" del territorio, ossia l'analisi preventiva dei rischi necessaria per dichiarare edificabile un terreno.

Dal punto di vista delle norme nazionali la Lombardia ha recepito le regole di sicurezza per la costruzione degli edifici nella legge di Governo del territorio (n. 12/2005).

La mappa sismica viene finanziata dalla Regione, che ad oggi ha stanziato 7,6 milioni per i diversi studi.

Anche Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria si sono dotate di regole e prescrizioni per realizzare edifici e scuole, ponti e capannoni. L'Umbria, dal canto suo, attua anche un'opera di prevenzione, favorendo con l'aiuto di finanziamenti regionali il rafforzamento degli stabili più a rischio; mentre la legge regionale delle Marche prevede controlli a campione della rispondenza dei progetti e delle costruzioni. La Toscana ha sancito l'impossibilità di iniziare i lavori di costruzione, riparazione e sopraelevazione senza la preventiva autorizzazione scritta della struttura regionale competente. Il Lazio si sta muovendo sul fronte dell'edilizia pubblica per l'adeguamento delle strutture scolastiche e per la messa a norma degli edifici strategici. In particolare, poi, una delibera di Giunta individua le zone sismiche dove è fatto obbligo della progettazione antisismica. Infine, le regioni del Mezzogiorno sono state tra le prime a recepire l'Ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri del 2003 sulle aree a rischio sismico. La Campania ha addirittura anticipato il legislatore nazionale forte probabilmente delle conseguenze a seguito del sisma del 1980. Per i tecnici dell'istituto di geofisica e vulcanologia, tuttavia, occorre maggiore rigore nelle perizie e nei controlli.

La Sicilia si è occupata del tema con una delibera di Giunta: qui gli edifici sono soggetti a controlli periodici di stabilità, mentre l'obbligo di osservare il regime antisismico è esteso a tutti i nuovi fabbricati.

08 aprile 2009

 

 

L'esperto: unica prevenzione gli interventi sulle strutture

di Sara Bianchi

7 aprile 2009

VIDEO / LE SIMULAZIONI SULLA TAVOLA VIBRANTE

Vista frontale

Vista dall'alto

"Ogni anno in Italia si registrano 8mila scosse lievi, ma per fortuna non si riportano altrettanti movimenti tellurici potenti. Quindi anche nel caso di L'Aquila non si può dire che la frequenza dei leggeri sobbalzi delle scorse settimane fosse un segno premonitore". Gian Michele Calvi, presidente di Eucentre (il centro europeo di formazione e ricerca di ingegneria sismica di Pavia) ribadisce la linea già esplicitata dal capo della protezione civile, Guido Bertolaso, e da Enzo Boschi, direttore dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Esperti e rappresentanti dei principali enti preposti a intervenire in caso di terremoto lo hanno ripetuto più volte: eventi di questo tipo non sono prevedibili. Il fatto che negli ultimi mesi si siano registrate scosse di modesta entità non significa che poi arriveranno movimenti violenti.

Ma la presenza così consistente di radon, nella zona, segnalata da Giampaolo Giuliani, il ricercatore del laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso, come viene letta?

Sono tecniche che oggi non danno alcuna garanzia di prevediblità. Nessuno dice che non si possano usare il radon e altri fattori come segni precursori, ma oggi queste non sono nè strumentazioni nè tecniche scientificamente accettabili, che consentano di prevedere l'evento.

Calvi, membro della commissione grandi rischi della protezione civile, conferma che le repliche andranno avanti, probabilmente per mesi e ritiene improbabile l'eventualità di altre nuove forti scosse, ma non impossibile. Eucentre, fondazione che opera nel campo della ricerca della riduzione del rischio sisimico e della formazione, ha per obiettivi: la contrazione della vulnerabilità, lo sviluppo e la definizione di linee di azione pubblica nel settore, la formazione di operatori in ingegneria sismica.

Si occupa in particolare della progettazione di nuove strutture (guarda i video delle simulazioni frontale e dall'alto), compresa la valutazione e l'adeguamento dell' esistente, con stime svolte anche in situazioni di emergenza. Ed è questo quello che sta facendo in Abruzzo con un laboratorio mobile munito di particolari strumentazioni, come una termocamera che consente di verificare l'agibilità degli stabili ancora in piedi. Il calore emesso dai muri permette di capire se i cavi di cemento armato sono rimasti intatti. "La nostra squadra, composta da 9 tecnici, esamina la praticabilità di stabili primari, come l'Ospedale e la Prefettura, casi in cui è più urgente e più importante usare tecniche raffinate. Nelle altre situazioni, come per le normali abitazioni, ci sono squadre di tecnici che fanno valutazioni più semplici", racconta Calvi.

Il fatto che abbiano ceduto anche strutture considerate basilari in eventi di questo tipo, come la Prefettura e l'Ospedale ha sollevato numerose perplessità

La cosa è considerata piuttosto grave e non dovrebbe accadere, ma occorre distinguere tra una struttura che crolla e una che diventa inagibile. Solo in epoca recente, in Italia negli ultimi cinque anni, si è affermato chiaramente che un ospedale, dopo un evento sismico, è una struttura strategica. È per questo che non ci accontentiamo del fatto che non crolli ma richiediamo che sia in piena funzionalità. Prima di concludere che sia stato mal costruito, dobbiamo però ricordare che era figlio della sua epoca. Tutto questo, a mio avviso, dimostra che non si fa abbastanza prevenzione.

Prevezione significa concentrarsi sulla vulnerabilità delle strutture e quindi sulle tecniche di costruzione?

Sì, tecniche di costruzione o tecniche di intervento sulle strutture esistenti.

Su questo le ricerche effettuate dal vostro centro ha che punto sono arrivate?

L'edilizia esistente in Italia propone una grandissima variabilità di casi. E per questo siamo convinti che sia più importante lavorare sulla competenza dei tecnici piuttosto che direttamente sulle strutture. È difficile stabilire, per esempio, di adottare l'isolamento sismico o le fibre di carbonio. Sono strumenti che vanno valutati caso per caso. Ma il vero problema è che non si investe a sufficienza in formazione avanzata e continua. E putroppo spinte a ritardare l'applicazione di norme avanzate arrivano anche da settori delicati, situazioni in cui si preferisce lavorare in un contesto peggiore ma più stabilizzato nel tempo, con la difficoltà che comporta il non essere aggiornati.

7 aprile 2009

VIDEO / Le case antisismiche

8 aprile 2009

 

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