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dai GIORNALI di OGGI

Il premier vede Bossi e annuncia che non sosterrà la consultazione

Il presidente della Camera non è d'accordo e chiede di votare sì

Referendum, retromarcia di Berlusconi

Fini: "Io voto, spero anche gli italiani"

I referendari: "Il Senatur ordina, il Cavaliere esegue"

2009-06-09

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CORRIERE della SERA

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2009-06-09

LA CONSULTAZIONE del 21 giugno

Berlusconi, frenata sul referendum

"Il sostegno diretto non è opportuno"

Ma Fini andrà a votare: "Convintamente". Ira dei promotori: "Premier sotto ricatto della Lega"

Umberto Bossi e Silvio Berlusconi (Photoviews)

MILANO - "Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum". All'indomani del successo di Pdl e Lega alle Europee e alle Amministrative, Silvio Berlusconi frena sulla consultazione popolare del 21 giugno. E, a conclusione della cena di lunedì ad Arcore con il numero uno della Lega Umberto Bossi, affida ad una nota della presidenza del Consiglio la sua posizione sul referendum. Questo accadeva nella mattinata di martedì. Poi nel pomeriggio arrivava la risposta di Gianfranco Fini. "Vado a votare e lo faccio convintamente". Il presidente della Camera, che già in precedenza aveva manifestato l'intenzione di votare "sì", rispondendo a una domanda dei giornalisti sul prossimo appuntamento referendario sanciva così la distanza, ancora una volta, dal Capo di governo. Andrà a votare? "Certamente". E si augura che ci vadano gli italiani? "È ovvio", ha risposto Fini.

PASSO INDIETRO - La posizione di Berlusconi sul referendum, emersa al termine dell'incontro ad Arcore con il leader del Carroccio, rappresenta in un certo senso un passo indietro rispetto a quanto dichiarato dal premier a fine aprile. "Il referendum - confidò Berlusconi ai cronisti che lo avevano seguito nella sua visita a Varsavia - dà il premio di maggioranza al partito più forte. Vi sembra che io possa votare no? Va bene tutto, ma non si può pensare di essere masochisti".

"PREMIER OSTAGGIO DELLA LEGA" - Dura la reazione del Pd al comunicato di Palazzo Chigi: i democratici accusano il premier di essere "ostaggio della Lega". "Come volevasi dimostrare - sostiene il senatore Giorgio Tonini - il premier molla il suo impegno sul referendum. Berlusconi ha una parola molto ondivaga, i suoi impegni della mattina non sono validi a sera. È evidente - attacca Tonini - che dopo il risultato elettorale deve privilegiare l'alleato Bossi del quale è sempre più ostaggio per assicurarsi l'impegno per i ballottaggi". Una posizione, quella di Tonini, condivisa anche dal presidente del Comitato promotore del referendum sulla legge elettorale Giovanni Guzzetta. "Bossi ricatta e Berlusconi segue", è il commento di Guzzetta. "Sono passate 24 ore dalle elezioni - continua - ed è evidente che Bossi ha già chiesto un posto in più in Rai, due Regioni e la rinuncia al referendum". Quanto all'opportunità, sostenuto dal ministro leghista Calderoli, di procedere a una riforma costituzionale e della legge elettorale, Guzzetta risponde: "Sono trent'anni che dicono che vogliono fare la riforma costituzionale, chissà perché se ne ricordano sempre prima dei referendum".

"I CITTADINI NON RITIRINO LE SCHEDE" - Il Carroccio, d'altra parte, forte del comunicato di Palazzo Chigi, torna a ribadire con forza il suo no al referendum. In un'intervista di Gian Antonio Stella su Rai Radio3, il ministro leghista Luca Zaia chiede ai cittadini di astenersi dal voto. "I cittadini vadano a votare ai ballottaggi e, con grande coerenza, non ritirino le schede del referendum". La Lega, ha poi sottolineato l'esponente del Carroccio, "è un alleato leale in questa compagine. E nessun ministro ha intralciato il lavoro degli altri".

"NO AI DIVIETI" - "I referendum - commenta il ministro della Difesa Ignazio La Russa - per loro natura attraversano gli schieramenti, le coalizioni e i partiti, è sempre stato così, quindi è corretto non dare indicazioni tassative, l'importante è non vietare nulla".

LA NOTA - Durante l'incontro nella villa del premier, i leader di Pdl e Lega hanno inoltre condiviso la necessità di un "comune e forte impegno" a sostegno dei candidati nei ballottaggi per "completare l'eccezionale successo" della maggioranza e hanno garantito il loro "personale coinvolgimento" nella campagna elettorale. "Silvio Berlusconi e Umberto Bossi - si legge nella nota della presidenza del Consiglio -, in vista dei prossimi ballottaggi per le elezioni amministrative, hanno condiviso la necessità di un comune e forte impegno del Popolo della Libertà e della Lega Nord a sostegno dei loro candidati, per completare l'eccezionale successo della quasi totalità delle amministrazioni già conquistate al primo turno. A tal fine hanno garantito il loro personale coinvolgimento nelle ultime due settimane di campagna elettorale". "Il Presidente Berlusconi - si legge ancora - ha altresì ritenuto di esplicitare che la riforma della legge elettorale debba essere conseguente alle da tutti auspicate riforme del bicameralismo perfetto e che, pertanto - conclude il comunicato - non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum del 21 p.v.".

09 giugno 2009

 

 

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2008-06-09

Il premier vede Bossi e annuncia che non sosterrà la consultazione

Il presidente della Camera non è d'accordo e chiede di votare sì

Referendum, retromarcia di Berlusconi

Fini: "Io voto, spero anche gli italiani"

I referendari: "Il Senatur ordina, il Cavaliere esegue"

Referendum, retromarcia di Berlusconi Fini: "Io voto, spero anche gli italiani"

Silvio Berlusconi

ROMA - Dal "voto sì al referendum", al "non darò alcun sostegno alla consultazione". La retromarcia di Silvio Berlusconi arriva all'indomani della valanga di voti presi dalla Lega alle elezioni. E non sorprende. Con il peso del Carroccio cresciuto a dismisura, non è un caso, infatti, che il premier si sia affrettato a sfilarsi da una partita che Bossi vede come il fumo negli occhi. Quel referendum che punta al bipartitismo e che relegherebbe la Lega (e i partiti "minori" in generale) nell'angolo dell'irrilevanza politica. Così, se prima delle elezioni Berlusconi si era detto favorevole al quesito, oggi, davanti all'avanzata della "marea verde" frena. E cambia completamente direzione. Chie resta fermo sulla sua posizione di referendario è Gianfranco Fini e lo dice pubblicamente. "Andrò a votare con convinzione - ha detto Fini - spero lo facciano pure gli italiani".

Un indiretto no al risultato del primo faccia a faccia tra il presidente Berlusconi e il Senatur chiusosi con una repentina retromarcia del Cavaliere: "'La riforma della legge elettorale deve essere conseguente a quelle sul bicameralismo perfetto. Pertanto, non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum del 21".

Irata la reazione dei referendari. "Bossi ricatta e Berlusconi segue - dice il presidente del comitato promotore Giovanni Guzzetta - Sono passate 24 ore dalle elezioni ed è evidente che Bossi ha già chiesto un posto in più in Rai, due Regioni e la rinuncia al referendum". Quanto all'opportunità di procedere a una riforma costituzionale e della legge elettorale che vanificherebbero il referendum, opportunità sostenuta anche dal ministro della Lega Roberto Calderoli. Guzzetta è lapidario: "Sono trent'anni che dicono che vogliono fare la riforma costituzionale, chissà perchè se ne ricordano sempre prima dei referendum". "Comunque - dice fiducioso - i cittadini voteranno lo stesso".

Toccherà al Pdl, adesso, spiegare ai proprio sostenitori che il 21 dovranno ritirare solo la scheda per i ballottaggi e non quella per il referendum. La Lega ha già fatto partire la sua campagna: "Sosterremo i candidati Pdl e Lega nei ballottaggi, ma indicheremo di non ritirare la scheda per votare il referendum, perchè è una fregatura per i cittadini, gli toglie potere al contrario di quanto qualcuno sostiene".

La scelta del premier provoca la reazione del Pd che punta il dito sul rapporto sempre più stretto tra Berlusconi e il Carroccio. "Come volevasi dimostrare Berlusconi molla il suo impegno sul referendum, i suoi impegni della mattina non sono validi a sera. E' evidente che dopo il risultato elettorale deve privilegiare l'alleato Bossi del quale è sempre più ostaggio per assicurarsi l'impegno per i ballottaggi".

"Noi non ci fidiamo e dunque confermiamo il nostro no al referendum: andremo a votare ma voteremo no". Così il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, Massimo Donadi, replica a chi gli chiede della presa di posizione del presidente del Consiglio. A suo avviso, comunque, "tra Berlusconi e la Lega c'è stato uno scambio sciagurato".

E proprio l'asse privilegiato Cavaliere-Senatur agita i sonni degli ex aennini del Pdl. "Non è vero che la Lega ha dato la linea" rassicura Ignazio La Russa. Anche se impressioni e scelte delle ultime ore sembrano raccontare un'altra verità. Ma alla fine è proprio il leader di An e presidente della Camera Gianfranco Fini a mettersi di traverso fra Bossi e Berlusconi: "Andrò a votare con convinzione e spero che gli italiani facciano lo stesso".

(9 giugno 2009)

 

 

 

Il premier vede Bossi e annuncia che non sosterrà la consultazione

Il presidente della Camera non è d'accordo e chiede di votare sì

Referendum, retromarcia di Berlusconi

Fini: "Io voto, spero anche gli italiani"

I referendari: "Il Senatur ordina, il Cavaliere esegue"

Referendum, retromarcia di Berlusconi Fini: "Io voto, spero anche gli italiani"

Silvio Berlusconi

ROMA - Dal "voto sì al referendum", al "non darò alcun sostegno alla consultazione". La retromarcia di Silvio Berlusconi arriva all'indomani della valanga di voti presi dalla Lega alle elezioni. E non sorprende. Con il peso del Carroccio cresciuto a dismisura, non è un caso, infatti, che il premier si sia affrettato a sfilarsi da una partita che Bossi vede come il fumo negli occhi. Quel referendum che punta al bipartitismo e che relegherebbe la Lega (e i partiti "minori" in generale) nell'angolo dell'irrilevanza politica. Così, se prima delle elezioni Berlusconi si era detto favorevole al quesito, oggi, davanti all'avanzata della "marea verde" frena. E cambia completamente direzione. Chie resta fermo sulla sua posizione di referendario è Gianfranco Fini e lo dice pubblicamente. "Andrò a votare con convinzione - ha detto Fini - spero lo facciano pure gli italiani".

Un indiretto no al risultato del primo faccia a faccia tra il presidente Berlusconi e il Senatur chiusosi con una repentina retromarcia del Cavaliere: "'La riforma della legge elettorale deve essere conseguente a quelle sul bicameralismo perfetto. Pertanto, non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum del 21".

Irata la reazione dei referendari. "Bossi ricatta e Berlusconi segue - dice il presidente del comitato promotore Giovanni Guzzetta - Sono passate 24 ore dalle elezioni ed è evidente che Bossi ha già chiesto un posto in più in Rai, due Regioni e la rinuncia al referendum". Quanto all'opportunità di procedere a una riforma costituzionale e della legge elettorale che vanificherebbero il referendum, opportunità sostenuta anche dal ministro della Lega Roberto Calderoli. Guzzetta è lapidario: "Sono trent'anni che dicono che vogliono fare la riforma costituzionale, chissà perchè se ne ricordano sempre prima dei referendum". "Comunque - dice fiducioso - i cittadini voteranno lo stesso".

Toccherà al Pdl, adesso, spiegare ai proprio sostenitori che il 21 dovranno ritirare solo la scheda per i ballottaggi e non quella per il referendum. La Lega ha già fatto partire la sua campagna: "Sosterremo i candidati Pdl e Lega nei ballottaggi, ma indicheremo di non ritirare la scheda per votare il referendum, perchè è una fregatura per i cittadini, gli toglie potere al contrario di quanto qualcuno sostiene".

La scelta del premier provoca la reazione del Pd che punta il dito sul rapporto sempre più stretto tra Berlusconi e il Carroccio. "Come volevasi dimostrare Berlusconi molla il suo impegno sul referendum, i suoi impegni della mattina non sono validi a sera. E' evidente che dopo il risultato elettorale deve privilegiare l'alleato Bossi del quale è sempre più ostaggio per assicurarsi l'impegno per i ballottaggi".

"Noi non ci fidiamo e dunque confermiamo il nostro no al referendum: andremo a votare ma voteremo no". Così il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, Massimo Donadi, replica a chi gli chiede della presa di posizione del presidente del Consiglio. A suo avviso, comunque, "tra Berlusconi e la Lega c'è stato uno scambio sciagurato".

E proprio l'asse privilegiato Cavaliere-Senatur agita i sonni degli ex aennini del Pdl. "Non è vero che la Lega ha dato la linea" rassicura Ignazio La Russa. Anche se impressioni e scelte delle ultime ore sembrano raccontare un'altra verità. Ma alla fine è proprio il leader di An e presidente della Camera Gianfranco Fini a mettersi di traverso fra Bossi e Berlusconi: "Andrò a votare con convinzione e spero che gli italiani facciano lo stesso".

(9 giugno 2009)

L'UNITA'

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2009-06-09

Fini contro l'asse Lega-Berlusconi

Gianfranco Fini afferma la sua intenzione già espressa nelle scorse settimane, di andare a votare al referendum sulla legge elettorale. A margine della presentazione di un libro sulle carceri, i giornalisti gli hanno chiesto una conferma di questa intenzione: "Andrò a votare, certamente", è stata la risposta del presidente della Camera. Si augura che facciano la stessa cosa tutti gli italiani? "È ovvio, vado a votare - ha replicato Gianfranco Fini - e lo faccio convintamente".

L'uscita di Fini non è casuale. Avviene il giorno dopo la cena tra Bossi e Berlusconi con la quale si è saldato l'asse del Nord. "Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum" del 21 giugno - si poteva leggere nella nota finale emessa dalla presidenza del Consiglio. I due leader hanno inoltre condiviso la necessità di un "comune e forte impegno" a sostegno dei candidati nei ballottaggi per "completare l'eccezionale successo" della maggioranza e hanno garantito il loro "personale coinvolgimento" nella campagna elettorale.

"Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, in vista dei prossimi ballottaggi per le elezioni amministrative - si leggeva ancora nella nota - hanno condiviso la necessità di un comune e forte impegno del Popolo della Libertà e della Lega Nord a sostegno dei loro candidati, per completare l'eccezionale successo della quasi totalità delle amministrazioni già conquistate al primo turno. A tal fine hanno garantito il loro personale coinvolgimento nelle ultime due settimane di campagna elettorale".

"Il Presidente Berlusconi ha altresì ritenuto di esplicitare che la riforma della legge elettorale debba essere conseguente alle da tutti auspicate riforme del bicameralismo perfetto e che, pertanto - conclude il comunicato - non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum del 21 p.v.".

Reazioni. La decisione di stringere il patto con la Lega e di non appoggiare il referendum elettorale "è una scelta che premia un'alleanza molto forte e molto solida tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi destinata a durare ben al di là di queste amministrative e ben al di là di questo referendum". Paolo Bonaiuti risponde così, intervistato da Radio Monte Carlo, alla domanda sulla decisione, presa dopo l'incontro di ieri sera ad Arcore, di non sostenere il referendum elettorale.

Meno convinto il deputato del Pdl Benedetto Della Vedova. "Quando su temi centrali come la sicurezza, l'immigrazione, le riforme istituzionali e i referendum elettorali si dà l'impressione che a menare le danze non sia il PdL, ma la Lega, per il partito sul quale si fondano tutti i successi elettorali della maggioranza, al sud come al nord, si impone una riflessione". "La straordinaria e storica rottura operata da Berlusconi - aggiunge - è stata quella di rendere il centrodestra italiano protagonista dell'innovazione politica e della modernizzazione economico-sociale del paese. La spinta propulsiva di questa strategia riformatrice si è tutt'altro che esaurita, ma deve tornare ad essere chiaro che essa è distinta e assai più ampia del leghismo bossiano".

"Come volevasi dimostrare il premier molla il suo impegno sul referendum. Berlusconi ha una parola molto ondivaga, i suoi impegni della mattina non sono validi a sera. È evidente che dopo il risultato elettorale deve privilegiare l'alleato Bossi del quale è sempre più ostaggio per assicurarsi l'impegno per i ballottaggi". Così il senatore del Pd Giorgio Tonini attacca la decisione del presidente del consiglio di rinunciare al suo impegno per il referendum sulla legge elettorale. "Non avevo mai creduto - ha affermato Tonini, che è anche tra i promotori del referendum - ad un sincero impegno di Berlusconi sul referendum, il porcellum è un vestito tagliato su misura del centrodestra e dell'alleanza Pdl-Lega". Proprio per questo, aggiunge il dirigente Pd, "è importante battersi per il referendum che è l'unica via concreta per i cittadini per cambiare la legge elettorale".

09 giugno 2009

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-06-09

Referendum, Fini: "Voterò convinto e spero lo facciano tutti gli italiani"

9 giugno 2009

"Dai nostri archivi"

Bossi passa all'incasso: stop al referendum e più spazio

Berlusconi e Bossi: patto a due su referendum e ballottaggi

In gioco il futuro del bipolarismo

In gioco il futuro del bipolarismo

Referendum, i promotori contrari all'accorpamento con i ballottaggi

"Io vado a votare e lo faccio convintamente". Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a

margine della presentazione a Montecitorio del libro "Diritti e castighi" di Lucia Castellano e Donatella Stasio, assicura che voterà al referendum elettorale. A chi gli chiede se auspica che tutti gli italiani si rechino alle urne, risponde: "é ovvio".

La presa di posizione arriva poche ore dopo l'irrituale nota di palazzo Chigi che, in vista dei ballottaggi locali - in forse se i leghisti disertassero le urne - sancisce l'accordo fra il Cavaliere e il Senatur. Un patto a due su referendum e ballottaggi: nessun sostegno del premier al referendum elettorale inviso al Carroccio in cambio del sostegno ai candidati del Pdl nei ballottaggi. La riforma della legge elettorale, sottolinea la nota di Palazzo Chigi, sarà conseguente "alle da tutti auspicate riforme del bicameralismo perfetto".

9 giugno 2009

 

 

 

Bossi passa all'incasso: stop al referendum e più spazio

di Emilia Patta

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9 giugno 2009

Umbeto Bossi (a sinistra) con Silvio Berlusconi (Ansa/Matteo Bazzi)

"Dai nostri archivi"

Referendum, Fini: "Voterò convinto e spero lo facciano tutti gli italiani"

Il referendum "spariglia-tutto"

Il referendum "spariglia-tutto"

Clandestini, Berlusconi ricuce

PILLOLA POLITICA / Pdl e Lega: restano nubi su riforme e referendum

"La riforma della legge elettorale deve essere conseguente alle da tutti auspicate riforme del bicameralismo perfetto e, pertanto, non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum del 21 giugno". Con questa nota irrituale di Palazzo Chigi che impegna tutto il governo, diramata di prima mattina a spoglio per le amministrative completato, Silvio Berlusconi ha preso definitivamente le distanze dai quesiti referendari del 21 giugno sulla legge elettorale: il bipartitismo di fatto, temutissimo dalla Lega, non ci sarà. Svanisce così lo spettro dei leghisti che disertano le urne ai ballottaggi - molti dei quali non scontati neanche per un centro-destra vittorioso in tutto il Nord - per evitare che venga raggiunto il quorum al referendum. Facile la conclusione tratta da Giovanni Guzzetta, presidente del comitato referendario: "Bossi ricatta e Berlusconi segue".

Una presa di posizione, quella del premier, che se da un lato rassicura Bossi dall'altro mette in difficoltà quanti nel Pdl si erano schierati a favore del referendum raccogliendo anche le firne. A cominciare dal presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha subito voluto puntualizzare che lui il 21 giugno alle urne ci andrà e voterà "convintamente" per il sì.

Forte del suo 10,2% e dello "sfondamento" nelle zone rosse e nel centro, Umberto Bossi è dunque passato all'incasso. O meglio, ha cominciato a incassare. Sul referendum, certo, ma più in generale per un adeguamento dei rapporti di forza all'interno della maggioranza. Sul piatto i decreti attuativi del federalismo fiscale, con la connessa necessità di mantenere in Parlamento il dialogo con il Pd, un ruolo maggiore per i leghisti nelle aziende pubbliche, a cominciare dalla Rai, e soprattutto le future presidenze delle regioni verdi: Lombardia e Veneto. Le elezioni regionali, vera partita politica di questa legislatura, sono fra un anno. E tra le ipotesi in campo c'è anche quella di una "promozione" di Roberto Formigoni alla Commissione Ue in modo da lasciare libero il Pirellone per un candidato leghista. Se basta. È il capogruppo alla Camera Roberto Cota a rilanciare: "Una regione? Ora vogliamo tutto il Nord".

Contraltare a Bossi e alla sua "ipoteca" sulla maggioranza, appunto, le preoccupazioni di Fini. Per un'analisi di un voto europeo che ha visto arretrare il Pdl soprattutto al Sud ci sarà tempo dopo i ballottaggi. Ma il pensiero dell'ex leader di An emerge chiaramente tramite la sua fondazione Italianieuropei: "Pdl: quella trazione leghista che ha dimenticato il Sud", titolava il blog della Fondazione. "Umberto Bossi ha vinto perché ha dato la linea al governo in materia di riforme istituzionali (alias federalismo fiscale) e di sicurezza del cittadino a fronte dell'immigrazione clandestina è scritto nel corsivo . La sua politica, bella o brutta che fosse, ha rappresentato in questi mesi l'originale. Quella del Pdl la fotocopia. Facile capire il perché delle scelte degli elettori "padani"...". E "l'azione a esclusiva trazione nordista dell'esecutivo ha determinato progressivamente un senso di crescente insoddisfazione nell'elettorato meridionale". Quello che manca, tolta la "faccia" del premier, è l'organizzazione del neo-partito e il suo radicamento nel territorio. Berlusconi ha di che riflettere.

9 giugno 2009

 

 

 

 

Cena tra Berlusconi e Bossi:

No a sostegno referendum

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9 giugno 2009

Silvio Berlusconi all'urna (Reuters)

Il risultato del Pdl alle elezioni Europee non era quello pronosticato alla vigilia, e alla fine nemmeno il record di preferenze ha contribuito a sollevare il morale di Silvio Berlusconi. Perché è vero che con oltre 2 milioni e 7 mila voti resta il "preferito" degli italiani e che vince le "sfide dirette" in tutte le cinque circoscrizioni, ma non è riuscito a sfondare l'auspicato tetto dei 3 milioni.

Berlusconi, tuttavia, ai suoi ha ribadito l'intenzione di "non farsi fermare", di "andare avanti con l'azione di governo". Con gli alleati il presidente del Consiglio intende puntualizzare alcuni aspetti, a cominciare dalla Lega, forte del suo 10 percento.

Anche per discutere di questo, nella serata di ieri c'è stato un incontro ad Arcore tra il leader della Lega Nord e il presidente del Consiglio: Bossi è arrivato a Villa San Martino poco dopo le 21 mentre, qualche minuto prima, a fare il suo ingresso nella residenza di Berlusconi era stato il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. Dopo, hanno raggiunto gli ospiti anche il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, Roberto Maroni e Aldo Brancher.

Tra Berlusconi e Bossi sarebbe stato raggiunto un accordo per il sostegno comune dei candidati del centrodestra che andranno ai ballottaggi alle amministrative e sulla opportunità di non appoggiare direttamente il "sì" al referendum del 21 giugno. È stata anche confermata l'opportunità di una riforma del bicameralismo perfetto - ha reso noto Calderoli uscendo dalla residenza del premier - e, successivamente, della legge elettorale.

Berlusconi e Bossi si spenderanno invece in prima persona per il sostegno dei candidati del centrodestra ai ballottaggi. Nel corso della cena è stata anche fatta una valutazione delle elezioni amministrative, giudicate dal leader del Pdl e da quello della Lega "sorprendenti" per il numero di amministrazioni conquistate. Non ci sarebbe stato nessun riferimento alle candidature per le regionali. Nessun via libera, inoltre, al sostegno dell'Udc al centrodestra ai ballottaggi. "Pdl e Lega - ha spiegato Calderoli - vanno bene da soli".

Sicilia, Kakà e Veronica, i crucci del premier.

Silvio Berlusconi, all'indomani della consultazione per Strasburgo che ha assegnato al suo partito il 35,2% di voti e a spoglio delle amministrative, ha scelto la via del silenzio, non rilasciando né una dichiarazione né una nota, ma rimanendo a Villa San Martino, la sua residenza di Arcore. L'unica uscita l'aveva fatta nel primo pomeriggio per raggiungere la villa di Lesmo, sede della futura Università della Libertà. Oggi è atteso a Roma, dove nel pomeriggio sarà impegnato in alcuni appuntamenti istituzionali.

Tuttavia il premier ha analizzato con i suoi l'esito del voto e, dal suo punto di vista, il fattore primo che ha frenato il risultato del Pdl è stata la "campagna di diffamazione" che è stata attuata nei suoi confronti, a cominciare dal "Casoriagate" che ha avuto la giovane Noemi Letizia come protagonista. Ma sulla bilancia vanno anche messi la cessione del campione Ricardo Kakà al Real Madrid non gradita dai tifosi milanisti, il caso Sicilia e le liti interne nell'Isola (non a caso nei prossimi giorni è in programma un incontro con il leader dell'Mpa e governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo), e dunque anche quell'astensionismo delle regioni del Sud, che probabilmente ha influito sul mancato traguardo del 40% di voti.

In ogni caso, il Pdl resta il partito più forte e lo "stacco" con il Pd è salito a nove punti. Inoltre, anche gli esiti delle amministrative segnano dei punti a vantaggio della maggioranza, come la conquista della provincia di Napoli, il ballottaggio nella "rossa" Firenze, oltreché nelle province di Milano e Torino.

9 giugno 2009

 

 

 

 

 

 

 

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QUATTRO RUOTE

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INTERNAZIONALE

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ARCHEOLOGIA VIVA

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AUDIO REVIEW

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