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Ai danni delle famiglie indebitate avanza il business del recupero crediti

La crisi si misura anche così: a rate mensili per saldare una spesa

2009-02-028

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Ai danni delle famiglie indebitate avanza il business del recupero crediti

di Tullia Fabiani

I bollettini si cumulano, qualcuno si perde fra altre carte. E a una scadenza se ne aggiunge un'altra. E un'altra. Fino a perdere il conto. La crisi si misura anche così: a rate mensili per saldare una spesa, che alimentano nuove rate per pagare un nuovo prestito necessario a coprire la spesa della spesa. In gergo la chiamano "la staffetta dei debiti". Un circolo vizioso. Una spirale drammatica in cui circa un milione di famiglie italiane si trova a vivere.

Famiglie normali, con due redditi in media, e spesso un mutuo per la casa. Primo onere da adempiere, cui si sommano però molti altri, voluttuari o necessari. Le spese aumentano, e a un certo punto il ricorso al credito è l'unico bancomat possibile. "Assistiamo a un'organizzazione a grappolo del debito familiare - spiega Maurizio Fiasco, Consulta Nazionale antiusura - per cui si contraggono debiti con le finanziarie quando non si riesce più a pagare la rata del mutuo o si deve far fronte alle spese impreviste provocate dalla malattia di un familiare o dalla perdita del lavoro e dalla cassa integrazione". Rischio frequente in tempi di crisi. Secondo una stima della Consulta, elaborata a partire da una precedente ricerca, già nel 2006 le famiglie a rischio erano oltre 900 mila.

Le origini del fenomeno potrebbero essere ricercate nell'eccesso di consumi, e nell'inseguimento compulsivo di uno standard di vita che non contempla alcuna rinuncia. Ma secondo la Consulta il problema non nasce dall'iperconsumismo. "La maggior parte delle famiglie italiane dichiara l'esperto della Consulta - non si rivolge alle società di credito al consumo per acquistare una vacanza o cambiare la macchina. Occorre sfatare il mito dell'iperconsumismo: chi chiede un finanziamento lo fa per salvare un investimento fondamentale, come la casa". Il problema sono i tassi d'interesse applicati dalle finanziarie: tassi più alti rispetto a quelli stabiliti, dal ministero del Tesoro come soglia per gli investimenti immobiliari, perché fanno riferimento a una categoria di operazioni diversa. "Il tasso soglia per i mutui con garanzia ipotecaria stabilito dal ministero per il trimestre in corso è dell'8 per cento spiega Fiasco - mentre quello per crediti personali è del 14,8 per cento. Di fatto, chi chiede l'aiuto di una finanziaria per pagare le rate del mutuo, stipula un contratto molto più oneroso rispetto a quello originario". Non solo. Quando a un certo punto si cominciano a cumulare le rate, si paga in ritardo, e scattano gli interessi di mora, in tal caso il debito cresce senza controllo.

"La legge regolamenta gli interessi per le operazioni tipiche, ma non gli interessi di mora osserva ancora Fiasco c'è un vuoto normativo al riguardo che finisce per favorire le società di credito, e portare i cittadini a un indebitamento progressivo e drammatico".

È in questo scenario che si fa largo inoltre il business delle società di recupero crediti. "Queste società hanno iniziato a diffondersi negli ultimi cinque anni: le banche, anche per adeguarsi alle normative, hanno iniziato a vendere le loro posizioni di credito ad altri operatori spiegano dalla Consulta e questi operatori non si fanno scrupoli: agiscono con metodi aggressivi, telefonano con insistenza a casa, cercano di parlare con i figli piccoli per mettere a disagio i genitori, si presentano sui pianerottoli dei condomini e parlano a voce alta del debito o bussano alla porta dei vicini per far crescere vergogna e imbarazzo nelle loro "vittime"". Senza contare lettere e telegrammi. Attraverso un preciso percorso psicologico e di comunicazione lavorano dunque per esercitare una pressione fortissima sulle famiglie.

"Almeno il 50 per cento delle persone che si rivolgono a noi raccontano di aver subito fortissime pressioni da agenti di società di recupero crediti -racconta Luciano Gualzetti, presidente della Fondazione San Bernardino, presente in Lombardia - Noi cerchiamo di contattare queste società per tutelare i nostri utenti e qualche volta riusciamo a ottenere dei risultati, ma con grande fatica". Negli ultimi la Fondazione, che ha l'obiettivo di assistere e sostenere chi si trova a rischio usura, ha registrato un'affluenza crescente: centinaia le famiglie che si sono rivolte ai centri di ascolto sparsi nel territorio per chiedere consiglio e aiuto. "È un fenomeno che sta stravolgendo la vita di molte persone -commenta Gualzetti- è necessario creare una nuova rete del credito, a livello nazionale, una rete monitorata però, che si occupi anche dell'educazione finanziaria. Le famiglie devono essere supportate non solo quando già debitrici, ma molto prima di diventarlo".

27 febbraio 2009

 

 

 

 

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